L’equinozio d’autunno non divide il giorno a metà perché notte e giorno non sono uguali

Con l’equinozio di settembre l’emisfero boreale saluta ufficialmente l’estate per dare il benvenuto all'autunno astronomico (mentre a sud dell'equatore comincia la primavera). Da sempre impariamo che l'equinozio rappresenta il momento dell'anno in cui il giorno e la notte hanno esattamente la stessa durata. In realtà, le cose non stanno proprio così: a causa di precisi …

Con l’equinozio di settembre l’emisfero boreale saluta ufficialmente l’estate per dare il benvenuto all’autunno astronomico (mentre a sud dell’equatore comincia la primavera). Da sempre impariamo che l’equinozio rappresenta il momento dell’anno in cui il giorno e la notte hanno esattamente la stessa durata. In realtà, le cose non stanno proprio così: a causa di precisi fenomeni fisici, le ore di luce superano ancora quelle di buio.

L’equinozio d’autunno non divide il giorno a metà perché notte e giorno non sono uguali

Il perfetto pareggio tra luce e oscurità ha un altro nome: si chiama equilux, e si verifica solo qualche giorno dopo.

La meccanica celeste dell’equinozio

L’equinozio si verifica in un istante preciso e contemporaneo per tutto il pianeta: accade quando il Sole attraversa l’equatore celeste muovendosi verso sud. In quel frangente, l’asse terrestre non punta né verso il Sole né nella direzione opposta, esponendo la Terra “di profilo” rispetto alla nostra stella.

Sebbene l’etimologia latina rimandi a una notte uguale al dì (aequus = uguale, nox = notte), nella pratica astronomica e visiva il bilanciamento a 12 ore esatte non si realizza.

Perché il giorno dura più della notte?

I motivi principali sono due, legati all’atmosfera e al modo convenzionale in cui misuriamo il tempo solare:

  1. La rifrazione atmosferica: L’atmosfera terrestre devia i raggi del Sole come una gigantesca lente (un effetto simile a guardare un oggetto immerso in un bicchiere d’acqua). Questa curvatura della luce ci consente di vedere il Sole qualche minuto prima che sorga effettivamente sopra l’orizzonte e di continuare a vederlo per qualche minuto dopo che è già sceso sotto di esso al tramonto.
  2. La convenzione di alba e tramonto: Il sorgere e il calare del Sole non vengono calcolati considerando il centro del disco solare, bensì il suo bordo superiore. La presenza del lembo visibile estende ulteriormente il conteggio dei minuti di luce effettivi.

Arriva l’Equilux: il vero equilibrio tra luce e buio

Per sperimentare una giornata divisa millimetricamente a metà tra giorno e notte bisogna attendere l’equilux (dal latino aequus e lux, “luce uguale”).

La data esatta varia in base alla latitudine: alle nostre latitudini temperate, l’equilux cade solitamente 3-4 giorni dopo l’equinozio (tra il 25 e il 26 settembre). Da quel momento in poi, nell’emisfero settentrionale le notti diventano progressivamente più lunghe delle giornate, fino a toccare il culmine con il solstizio d’inverno a dicembre.

Lo spettacolo delle aurore: l’effetto Russell-McPherron

Gli equinozi portano conseguenze spettacolari anche nell’alta atmosfera. I periodi attorno a marzo e settembre sono statisticamente i migliori dell’anno per l’avvistamento delle aurore polari (boreali e australi).

Questo fenomeno è spiegato dal cosiddetto effetto Russell-McPherron: durante gli equinozi, l’allineamento geometrico tra il campo magnetico terrestre e quello trasportato dal vento solare facilita la “riconnessione magnetica”. Questa configurazione apre una sorta di fessura nella magnetosfera, consentendo a una quantità maggiore di particelle cariche ed energia solare di penetrare, scatenando tempeste geomagnetiche e aurore particolarmente vivide.

Martina Rusconi

Martina Rusconi

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