La catena prosegue il piano di ristrutturazione da 1 miliardo di dollari voluto dal CEO Brian Niccol. L'operazione costerà 300 milioni tra liquidazioni e rescissioni di contratti d'affitto. NEW YORK — Starbucks si prepara a chiudere circa 250 punti vendita nei prossimi giorni. La catena di caffetterie continua a snellire la propria rete commerciale nel …
La catena prosegue il piano di ristrutturazione da 1 miliardo di dollari voluto dal CEO Brian Niccol. L’operazione costerà 300 milioni tra liquidazioni e rescissioni di contratti d’affitto.
NEW YORK — Starbucks si prepara a chiudere circa 250 punti vendita nei prossimi giorni. La catena di caffetterie continua a snellire la propria rete commerciale nel quadro del piano di risanamento aziendale: le filiali coinvolte rappresentano circa l’1% degli oltre 18.000 locali presenti in Nord America.

In una nota ufficiale, la società ha spiegato che i negozi destinati alla chiusura «non offrivano l’esperienza che desideriamo per clienti e partner» oppure non risultavano più finanziariamente sostenibili. L’elenco dettagliato delle sedi non è stato ancora reso pubblico, ma gli avvisi compariranno sulle vetrine nel corso del fine settimana e le modifiche saranno integrate direttamente nell’app ufficiale.
L’operazione comporterà oneri per circa 300 milioni di dollari, come specificato nei documenti depositati presso le autorità di vigilanza finanziaria. Di questi, ben 200 milioni saranno assorbiti dai costi di recesso anticipato dai contratti di locazione e dalle indennità di licenziamento per il personale.
Si tratta di un passaggio coerente con la linea tracciata dal CEO Brian Niccol, che circa un anno fa aveva già varato una prima tranche analoga di chiusure e licenziamenti all’interno di un piano di ristrutturazione complessivo da 1 miliardo di dollari. La strategia del vertice punta a rilanciare la crescita a lungo termine attraverso la modernizzazione dei locali, un servizio più rapido e la semplificazione dei menu.
Parallelamente ai tagli, la catena rallenta anche il ritmo delle nuove aperture: per l’anno fiscale in corso sono previsti 440 nuovi punti vendita a livello globale, una stima al ribasso rispetto al target iniziale compreso tra 600 e 650 unità. Nonostante la frenata, il direttore operativo Mike Grams ha rassicurato i dipendenti in una comunicazione interna, ribadendo l’impegno per «una solida pipeline di nuove caffetterie» e confermando la fiducia nelle prospettive di sviluppo in Nord America.
I primi segnali di ripresa operativa sono già visibili nei conti: le vendite comparabili negli Stati Uniti hanno registrato un balzo del 7,9% nell’ultimo trimestre, confermando l’inversione di rotta avviata circa un anno fa e definita dallo stesso Niccol come la prova tangibile del cambio di passo del gruppo.





