La Procura di Monza contesta la dichiarazione fraudolenta e il mancato versamento dell'exit tax da 1,3 miliardi per il trasferimento in Lussemburgo. La difesa: «Innocenza palese». MILANO — Non si ferma l’offensiva giudiziaria sui vertici del controllo di Campari. La Procura di Monza ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Luca Garavoglia, presidente …
La Procura di Monza contesta la dichiarazione fraudolenta e il mancato versamento dell’exit tax da 1,3 miliardi per il trasferimento in Lussemburgo. La difesa: «Innocenza palese».
MILANO — Non si ferma l’offensiva giudiziaria sui vertici del controllo di Campari. La Procura di Monza ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Luca Garavoglia, presidente del celebre gruppo degli spirits, e per Giovanni Berto, legale rappresentante di Lagfin. L’ipotesi di reato contestata è quella di dichiarazione fraudolenta per una presunta evasione fiscale da 1,29 miliardi di euro.

La vicenda giudiziaria e tributaria ruota attorno al trasferimento della cassaforte di famiglia oltreconfine. Secondo la ricostruzione degli inquirenti e della Guardia di Finanza, al centro del fascicolo c’è l’operazione di fusione per incorporazione perfezionata nel 2018 tra l’italiana Alicros (allora controllante del gruppo quotato) e la holding lussemburghese Lagfin, che ne deteneva già la maggioranza.
Attraverso tale aggregazione, la nuova entità con sede nel Granducato ha blindato il controllo del 51% del capitale di Campari — pacchetto all’epoca valutato oltre 4 miliardi di euro a Piazza Affari. Secondo l’accusa, la manovra societaria sarebbe stata strutturata per eludere la cosiddetta exit tax, l’imposta sulle plusvalenze latenti dovuta dalle società che trasferiscono la propria residenza fiscale all’estero: tra il 2018 e il 2020 sarebbero emerse plusvalenze non dichiarate per circa 5,3 miliardi di euro.
Il fronte penale prosegue ora su un binario separato rispetto a quello amministrativo e tributario. Sul piano del contenzioso con l’Erario, infatti, Lagfin aveva già chiuso la partita lo scorso dicembre con l’Agenzia delle Entrate, accettando una transazione da 405 milioni di euro pagabili a rate. Inoltre, la stessa holding ha ricordato tramite una nota come il procedimento a carico dell’ente societario sia già stato dichiarato estinto per prescrizione lo scorso luglio, escludendo così qualsiasi rischio di pregiudizio economico per la società.
La palla passa adesso al Giudice per le indagini preliminari, chiamato a fissare l’udienza preliminare nella quale si deciderà se archiviare le accuse o disporre l’apertura del dibattimento per i due indagati.
Netta e decisa la linea dei difensori di Garavoglia e Berto, gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Nerio Diodà: «Il processo accerterà oltre ogni ragionevole dubbio l’assoluta innocenza dei nostri assistiti».





